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martedì 2 agosto 2011

SUMMER STUFF #2




Sbim! Sbum! Sbam! E' estate? L'estate è finita? Noi non ne abbiamo idea, non ci siamo nemmeno resi conto dell'aumento delle temperature, forse eravamo troppo impegnati a compilare i venti pezzi che fanno parte della nostra nuova compilation. Lo scorso anno l'avete scaricata in tantissimi, questa volta ci vogliamo superare ed abbiamo cercato per voi i pezzi migliori di questa estate. C'è crisi, è tutto gratis e non avete scuse!

Quindi: cliccami!

domenica 22 maggio 2011

Talking Question: Das Racist


Venerdi 20 Maggio all' Akab di Roma i Das Racist, gruppo rap di Brooklyn, ci hanno regalato un live molto coinvolgente,degno dell' hype che si è creato in questi ultimi anni intorno a loro, per questo non abbiamo resistito alla tentazione di placcare almeno due di loro, una volta finita l' esibizione, per vedere cosa avrebbero risposto alla nostra famelica Talking Question.
Ecco a voi le risposte e il loro singolo più famoso da scaricare:

"Se poteste far parlare qualcosa di inanimato a cosa dareste voce?"

Heems (a sinistra nella foto) : Una macchina, non so perchè ma mi piacerebbe parlare con le macchine.

Dap (a destra) : Una toilette

venerdì 17 settembre 2010

Interview: Telepathe

In occasione del loro live alla Keep It Yours Night abbiamo fatto quattro chiacchiere con le Telepathe sperimentando la nostra tanto decantata telecamera. Il risultato è un misto tra il mio inglese pregno d'agitazione, discussioni logorroiche sul cinema e pettegolezzi su Julian Casablancas.

We met the girls before their gig in Rome. Here you are few questions about music, movies and gay dancers. Enjoy.

martedì 20 luglio 2010

Sunset Session: Dente vs Brunori Sas


Il sole è un orologio, il pubblico si copre il viso con le braccia sudate e chi non è seduto è impegnato a scambiare 5 € con una birra gelata. Al Circolo degli Artisti si respira aria pomeridiana, all'ingresso si decide quanto pagare il biglietto e con le mie monetine arrivo a poco più di due euro ricevendo in omaggio un adesivo che riposa sul fondo della mia macchina.
Non è difficile affermare che Dente e Brunori SAS siano due delle promesse musicali più interessanti del panorama italiano, e quindi non è difficile supporre come un evento che li vede suonare insieme per la prima volta possa essere un appuntamento da segnare in rosso sul calendario, soprattutto se ad incorniciarlo c'è un giardino ed un pubblico caloroso e vero come se ne vedono pochi nei live degli artisti nostrani.
Il primo a salire sul palco è Dente, si introduce con le sue solite battute imbarazzate (ed imbarazzanti) per poi prendere il via suonando quattro pezzi ( tra cui Incubo, Vieni a Vivere e Buon Appetito); dopo questa breve sessione in solitaria il cantautore romagnolo introduce "un ragazzo con i baffi che ha tanto insistito per essere qui": Dario Brunori, in arte Brunori Sas. L'affiatamento tra i due è subito sottolineato da una complicità dettata sia dai frenetici scambi di battute sia dal modo in cui riescono a proporre le canzoni alternandosi alla voce e cantando spesso le canzoni dell'altro. Dario prende in prestito Voce Piccolina, Giuseppe abbassa di qualche tono Guardia '82, il pubblico applaude e si lascia trasportare forse dimenticandosi anche del caldo. Brunori prende possesso del palco per 4 pezzi in solitaria, interrompe il pubblico che va fuori tempo, propone Il Pugile, richiama accanto a se Dente e insieme ci regalano Disperato Erotico Stomp di Dalla.
Penso che con 2.50€ mi sono emozionato come chi ne ha usati 40, ringrazio mamma per avermi fatto così semplice e fantastico su quanta sarebbe bella una scena italiana come quella di stasera.






Dopo la session siamo riusciti a strappare i due alla folla di fan giusto il tempo della nostra Talking Question;
"Se poteste far parlare qualcosa di inanimato a cosa dareste voce?"



Dente: " Darei voce alla custodia della mia chitarra, magari mi spiega perché a volte si chiude e a volte no"


Brunori: " Darei voce ad un phon per farmi dire se sono venuti bene i capelli"




Photo By Daniele Tesi


giovedì 3 giugno 2010

Interview: Danaè e il loro "Netbook Project"



Infondo non è affatto vero che in Italia accadono sempre le stesse cosè, ogni tanto qualcosa di nuovo nel sottosuolo esplode lasciando a noi, poveri abitanti dell' ordinaria superfice, piccole schegge di follia che si muovono, esplorano e si propagano talvolta contagiandoci.
E se ultimamente vi fosse capitato di esser stati aggiunti su Facebook da una certa "Danaè Net_book" l'avrete sicuramente constatato anche voi stessi.

I Danaè nascono come Band, sono frutto dell' incesto tra casualità e sperimentazione, la cantante Erique afferma di essere amata da Kate Moss e noi non possiamo far altro che crederle, tanta è la follia e lo stile di lei, della sua band e del progetto di comunicazione più geniale e strampalato del 2010 che hanno messo sù tutti quanti insieme.
Tastiera alla mano, Facebook sullo schermo ed ecco che un gruppo di ragazzi adorabilmente invadente si abbandona al fato entrando d' improvviso nelle bacheche di mezza Italia solo per raccorgliene le reazioni in un libro da presentare al MI AMI 2010 a Milano.
Tempo, curiosità e pura passione per ogni tipo di stimolo artistico e per la voglia e la libertà di espressione, ecco di cosa abbondano i Danaè ed ecco di cosa scarseggia gran parte dell' Italia.

Perciò non vi rimane che addentrarvi nel progetto attraverso questa piccola intervista e presentarvi belli svegli al MI AMI venerdì 4 e domenica 6 andando dritti dritti al banchetto dei Danaè, Talking Stuff assicura che non ve ne pentirete.


Ts - Ciao Ragazzi allora, Parlateci più dettagliatamente del progetto. Come è nata l'idea?

D - Questa idea è nata per caso, a dire il vero.
Abbiamo creato una pagina in facebook chiamata “Danaè Net_book” con l’intento di utilizzarla come “blocco per appunti virtuale” sul quale aggiungere nuovi contatti utili alla band o persone con le quali, a prima vista, potevamo sentire affinità.
Man mano che le richieste di amicizia venivano accettate Erique (la nostra cantante) passava sulle varie bacheche a lasciare delle tracce scritte come ringraziamento. Si trattava di frasi prese a caso da alcune nostre nuove canzoni. In particolare le frasi utilizzate sono state 3.
E’ stato sorprendente vedere che molte, moltissime persone hanno iniziato a commentare le nostre parole lanciate come frecce nell’aria senza la ricerca di alcun bersaglio. Sono stati i lettori a prenderle al volo e a rilanciarle.
Le risposte erano di tutti i generi: spiazzanti, originali, dubbiose, scocciate, gentili e, a volte, veri e propri sussurri poetici.
Sono state reazioni, intuizioni inconsapevoli che hanno spinto a dire qualcosa.
A condividere.
Partecipare.
Farsi sentire.
Diversi modi di prendere un messaggio. Diversi caratteri, stili e vite.
Questo gioco fatto di semplici parole si stava trasformando da solo in un vero e proprio esperimento sociale.
Le reazioni sono state cosi’ interessanti da spingerci a raccoglierle all’interno di un libro.

Ts - Complessivamente quindi da cosa sarà composto il libro?

D - Il libro conterra’ le frasi di risposta degli utenti di face book e qualcosa che possa parlare di loro e del loro modo di essere. Abbiamo deciso di dare dello spazio ad ognuno dove poter inserire piccoli racconti, poesie, disegni e fotografie.
Il materiale che ci sta arrivando è bellissimo. In giro c’e’ tanta gente che ha voglia di esprimersi e siamo lieti di contribuire alla diffusione di questa creativita’ con il nostro libro-esperimento.

Ts - La cosa più particolare che vi è accaduta durante l'esperimento di comunicazione?

D - Per esempio ci è capitato di esser stati coinvolti nell’intimita’ di vite private.
La frase “la tua bocca fa male. Lei mi uccidera’” scritta sulla bacheca di un ragazzo ha scatenato l’ira e la gelosia della sua fidanzata la quale ci ha contattati in privato riempiendoci di domande.
Il nostro messaggio ha provocato in lei il sentimento della RABBIA.
“Chi sei?”
“Voglio sapere se è stata la ragazza del gruppo a scrivere quella frase”
“Cosa mi sta nascondendo?”
E’ stato complicato spiegarle il motivo di quelle parole scritte al suo fidanzato. Questa è stata forse la reazione piu’ istintiva e violenta dell’esperimento. Da un inizio carico di gelosia si è passati ad una fase di “confidenza” nella quale lei, dopo avere compreso il senso del nostro gesto, si è aperta raccontandoci la sua paura di essere tradita.

Ts - Quali sono le vostre aspettative verso il pubblico?

D - A dire il vero, non ci siamo fatti grosse aspettative. La cosa non è nata per qualche ragione in particolare. Come ti dicevamo prima è nata per caso, complici i frequentatori di Facebook.
Naturalmente speriamo che il progetto possa piacere, incuriosire e stimolare cosi’ come sta succedendo a noi e a chi ha dato la propria disponibilita’ a pubblicare il proprio materiale all’interno del libro.

Ts - Perchè avete scelto proprio il MIAMI per presentare i frutti del vostro esperimento?

D - Scusateci se rispondiamo anche a questa domanda dicendo che anche in questo ci siamo affidati al caso.
Ma è davvero cosi’.
Avevamo intenzione di partecipare al MIAMI di quest’anno come “espositori” presentandoci con una bancarella, un gazebo, piccoli strumenti ed un amico video-artista per fare dei semplici esperimenti sonori e visivi senza alcuna pretesa. Ci piaceva l’idea che i passanti potessero fermarsi e, se incuriositi, assistere (in cuffia) a improvvisazioni come se fossero all’interno di una casa o di una piccola sala prove.
Un luogo dove incontrarsi insomma, un po’ come succede nel salotto facebookiano.
Da li’ l’idea di proporre il libro (un’anteprima in versione pdf dati i tempi ristretti) in quell’occasione è venuta in modo naturale.

Ts - Voi siete anche una band, raccontateci dei Danaè band e di cosa porterete musicalmente parlando al MIAMI

D - I Danaè fanno musica. Cos’altro dire… Abbiamo all’attivo un album autoprodotto e stiamo lavorando su nuovo materiale. Siamo affamati di nuovi stimoli e l’esperimento su social network fa parte di questa continua ricerca.
Stiamo affrontando una fase molto particolare dopo la recente uscita dal gruppo del nostro batterista che, se inizialmente puo’ avere un po’ destabilizzato la band, ora ha portato il progetto ad essere ancora piu’ curioso e stimolato nella ricerca di nuove sonorita’ attraverso l’ausilio di strumenti elettronici. Tutto questo ci ha aiutati a vivere la musica senza la paura di osare. Per questo parteciperemo al MIAMI. Faremo musica o rumore, senza prove…solo improvvisazione. Che venga bene o male poco importa.
Per noi l’importante è esternare la particolarita’ del momento che stiamo vivendo.



Con voi inauguriamo una domanda fissa che d' ora in poi faremo alla fine di ogni intervista.

Talking question: Se poteste far parlare qualcosa di inanimato a cosa dareste voce?

D - Noi daremmo voce agli specchi.
Se potessero parlare delle facce/espressioni che sono costretti a vedere, il mondo sarebbe meno triste!

www.myspace.com/danaesound
www.facebook.com/danae.netbook

mercoledì 2 giugno 2010

Interview: Everything Everything



Dopo essere passati sotto il radar di NME gli Everything Everything si preparano a salpare per i festival estivi. In uno dei loro rari momenti di relax la band di Manchester ha risposto ad alcune domande e curiosità.

Ts-Raccontateci qualcosa sulla genesi della band, come è nato il progetto?

Ee-Siamo nati a Manchester nel settembre del 2007 grazie all' enorme collezione di amici raccolta da Jonathan attraverso la scuola e l'università, solamente in un secondo momento si è unito al gruppo un chitarrista che, pur non essendo nostro amico, avevamo ammirato moltissimo. Volevamo da subito suonare qualcosa di eccitante e con dei suoni nuovi e che non fossero fini a se stessi.

Ts- Siete nati ben 3 anni fa quindi, cos'è cambiato da allora?

Ee-Innanzitutto come ti dicevo è cambiata la line-up.Abbiamo un nuovo chitarrista, Alex, che si è unito al gruppo otto indaffaratissimi mesi fa. Siamo contenti che per adesso le cose reggano; dobbiamo però imparare ancora a suonare insieme nel modo migliore, a migliorare le performance live e a creare il giusto interesse attorno al progetto.

Ts-Siete soddisfatti di questo successo, seppur un po' tardivo?

Ee-Assolutamente si, ma non vogliamo che sia una cosa passeggera; niente successi momentanei. La musica deve essere un qualcosa di spontaneo, priva di qualsiasi vincolo ed è così che vogliamo essere, liberi. Ora come ora c'è un sacco di attesa attorno a noi, ma siamo pronti per questa sfida.


Ts-Leggendo il vostro Myspace mi ha incuriosito parecchio la frase "Non ci siamo mai sentiti a nostro agio con la definizione indie". Come mai? Ammetto che sono il primo a ripudiare la catalogazione di cose e persone, ma questa frase mi ha attirato la mia attenzione.

Ee-In Inghiliterra un etichetta del genere non significa nulla. Insomma, il termine si porta dietro diverse caratteristiche, ma ha poco a che fare con la musica; è più inerente alla moda o ad un modo "cool" di vendere prodotti a studenti che vogliono acquistare qualcosa che faccia parte dell'idea finta e romantica del "glamourous indie rock n roll".

Ts-A cosa leghereste quindi il termine "indie"?

Ee-Indie veniva usato per indicare quelle band eccentriche, radicali e iconoclastiche che negli anni 80 svolgevano la loro carriera al di sotto dei radar, non vendevano molto e non si invischiavano con il gioco del mainstream, nonostante questo rimanevano gli idoli del loro fans. Negli anni 90, quando eravamo bambini, è tutto cambiato muovendosi verso la larga distribuzione, questo per gente come noi è stata una manna dal cielo; ma adesso, nel nuovo millennio, il termine indie viene usato in modo ignorante per indicare qualsiasi uomo bianco con una chitarra, è una strategia di marketing e non più una sotto cultura. Noi amiamo le band che possono essere catalogate come indie (The Smiths, Pavement etc.) tanto quando amiamo l'idea che originariamente era dietro tutto questo, adesso il termine è stato sporcato e confuso, per questo non vogliamo averne niente a che fare.

martedì 25 maggio 2010

Interview: Is Tropical


Per chi ha avuto la fortuna di vederli durante il loro mini tour questi 3 inglesi mascherati non sono dei completi sconosciuti; per chi invece non ha la più pallida idea di chi siano ecco un paio di domande che, insieme al link del loro myspace, vi guideranno alla scoperta dei tropicalissimi Is Tropical: let's go!



TS: Ciao, allora parlateci un pò del modo in cui nasce una canzone degli Is Tropical.

IT: Noi trattiamo tutte le nostre canzoni in modo diverso quando le scriviamo, e l'intero processo che attraversiamo è quello di vederle tematicamente, come film o sequenze di un sogno aggiungendo elementi fino a quando il quadro è finito e poi fermandoci.
Non vogliamo complicare quelle scene, perché l'idea è che chi ascolta i nostri pezzi partecipi inconsapevolmente alla creazione utilizzando le impressioni e l' immaginazione per riempire gli spazi vuoti.

TS: Che importanza hanno i testi nei vostri pezzi?

IT: un paio delle nostre canzoni hanno un testo corto o non ce l'hanno proprio, questo è dovuto principalmente al modo in cui i pezzi vengono scritti. In tutte le nostre canzoni noi, semplicemente, aggiungiamo e scriviamo finchè non riteniamo che il pezzo sia completo. se la canzone suona finita senza una linea vocale, non ce la mettiamo...dopo tutto non è obbligatorio!

TS: Un esempio di canzone che risultava finita senza una linea vocale?

IT: Tan Man è una di queste, ad esempio, in quanto credevamo che l'obbiettivo principale dovessero essere le parti strumentali.
A volte in una canzone il testo viene fuori da una melodia già presente che puoi sostituire con la voce altre volte invece un pezzo può partire dalla linea vocale in questo modo le parole e la melodia diventano il punto centrale della canzone.

TS: Chi e cosa ha influenzato la vostra musica?

IT: Abbiamo un sacco di influenze musicali e non, che hanno avuto effetto sulla band.
Siamo tutti cresciuti in città vicino al mare e da bambini andavamo molto spesso a nuotare e fare surf, questo probabilmente ha avuto una grande influenza. Inoltre ognuno di noi ha attraversato un grande numero di "fasi" musicali in cui ascoltava quasi ogni genere di musica esistente. Questo spiega probabilmente perchè nessuno dei nostri pezzi si somiglia davvero.

TS: Cosa vi ha lasciato fino ad oggi l' esperienza insieme?

IT: Dormire, sognare ad occhi aperti ed essere pigri sono diventati sicuramente aspetti di tutti i nostri personaggi, e non abbiamo mai avuto mancanza di motivazione ma abbiamo imparato che la vita può esistere in molte scale temporali. passavano settimane insieme dove non si aveva il tempo di pensare, ti veniva messa fretta, dovevi essere produttivo e sovraccarico di lavoro, e magari la settimana successiva stavi semplicemente sdraiato a non far niente in posti ogni volta diversi, e avevi l'impressione che la tua mente avesse rallentato allo stato di un ritardato.

TS: Per farci un pò gli affari vostri, che rapporti avete con le band nella top friends del vostro MySpace?

IT: La top friends del nostro MySpace è un mix di band amiche e gente che ci ha fatto enormi favori in passato, per esempio band come Crystal Fighters, Age of Consent e Good Shoes sono tutte composte da amici che abbiamo conosciuto per diversi periodi di tempo, ma con i quali sentiamo una sorta di affinità, sia musicalmente sia attraverso un fottuto giro.
Hit Club è nella top friends poichè è l' etichetta che ha rilasciato il nostro primo singolo mentre i nostri Man Like Me, Gaoler's Daughter, Mystery Jets e Babe Shadow sono tra i più vecchi amici del nostro periodo insieme a Londra.

TS: Quindi qual' è il messaggio che lasciate a chi visita il vostro MySpace?

IT: Semplicemente quello di un' apprezzamento alle persone che ci hanno influenzato e aiutato lungo la strada, e quello di far vedere anche che ci sono tonnellate di band la fuori che fanno quello che amano e che dovrebbero avere maggiore potere.

http://www.myspace.com/istropical

lunedì 10 maggio 2010

Interview: Darwin Deez


Estro creativo e faccia da schiaffi. Darwin Deez ha catturato da subito la nostra attenzione per quella sua aria da simpaticone che lo contrappone ad alcune personalità decisamente troppo austere della musica inglese. L'abbiamo raggiunto tramite mail per fargli qualche domanda.
TS-I tuoi suoni decisamente catchy sembrano essere alla base dell' album, sembra quasi di sentire un bambino che suona con la consapevolezza di un adulto. Da dove viene tutto ciò?

DD-L'inspirazione per i suoni proviene dai "giocattoli musicali" con cui mi diverto a passare il tempo. Ad esempio adoro la drum machine, penso che abbia in suono magnifico. Mi piace registrare le percussioni e poi modificarle elettronicamente usando Waveform Editors.

TS-So che sei anche regista. Come ti sei interessato alla macchina da presa e soprattutto quali sono i tuoi gusti?

DD-Adoro la roba che trovi su Channel101, rappresenta perfettamente il mio stile: lavori fatti in casa ma enormemente visionari. Vedere programmi come The House of Crosbys e Yacht Rock mi hanno inspirato a realizzare alcuni progetti video con lo stesso stampo narrativo.

TS-La tua pagina di YouTube è veramente piena di video, in uno di questi ci sei te preso a suonare in una casa occupata: è qualcosa di usuale per un musicista di NYC?

DD- Certo, se non organizzi un concerto in una casa occupata nessun hipster di NYC sarà abbastanza curioso da venire a vedere la tua band, quindi si è decisamente comune. Tra l'altro è anche un gran divertimento per chi si esibisce, anche se il suono è sempre terribile.

TS-Tornando alla tua pagina YouTube. Che ruolo pensi che svolga il web per la promozione di artisti indipendenti come te o altri?

DD-Adoro quello che sta succedendo sulla nostra pagina Facebook, lo amo! Il web è veramente importante per tutte le band Francesco, veramente molto!

TS-Parere personale: adoro Bad Day. A chi è riferito il testo?

DD-Se ascolti bene la canzone ti accorgerai che mi riferisco a un uomo, Parla di un collaboratore che ha ferito i miei sentimenti e ha rifiutato di scusarsi. Un fottuto coglione!

TS-Ultima domanda: è da poco uscito il tuo album, qualche aspettativa?

DD-Spero di sfondare in Giappone, abbiamo il suono giusto per farlo!

TS-Ironia a parte, spero di vederti presto a Roma. Grazie mille.

DD-Grazie a voi, e piacerebbe molto anche a me!

Oltre alla nostra intnervista trovate anche la recensione.
Alla prossima settimana con un altro artista sotto esame!

venerdì 7 maggio 2010

Introducing + Interview: Holidays

Se quest'anno vi fosse capitato ogni tanto di prendere parte ad una delle varie seratone targate Keep It Yours avrete sicuramente notato (solitamente in apertura) questi fantastici ragazzi con un sound cosi fresco nitido ed originale da far pensare a tutto tranne che ad una band di giovanissimi romani spettinati che si sono appena affacciati sul vasto e complicato mondo dell'indie.
Confidenza con il palco, pezzi uno più trascinante dell'altro, stile e suoni innovativi e un forte riscontro da parte del pubblico; tutti elementi che hanno fatto mangiare le mani a tutto il resto delle piccole band romane.
Così gli Holidays pochi giorni prima del live al Brancaleone ci raccontano di loro.

TS-Ciao, Allora la band si è formata da esperienze diverse; suonavate tutti in altri gruppi ci pare di ricordare. Come hanno preso corpo quindi gli Holidays?

H-Ciao, veniamo si da realtà diverse ma eravamo tutti e cinque amici; in realtà la band si è formata in maniera diversa di come possiate immaginare: in un primo momento il gruppo era formato da tre elementi: il bassista, il cantante/chitarrista e il batterista. Succesivamente, per necessità live, abbiamo dovuto chiamare ad aiutarci un paio di amici(il tastierista e il chitarrista), i quali sono entrati poi a far parte ufficialmente della band. Questa è la formazione definitiva che vedrete esibirsi dal vivo l'8 Maggio.

TS-E l'inserimento di due nuovi componenti ha influito solo sul fattore live o ha anche portato qualche cambiamento nel sound della band?

H-Bhe si il live è sicuramente cambiato dopo l'inserimento nella band di Marco ed Emanuele, anche riguardo il sound ciò ha influito notevolmente portandoci su sonorità più retrò tendenti alla dance!

TS-In poco tempo avete avuto diversi live, ricordiamo l'apertura al djset dei DIOYY o ai Let's Wrestle. Da cosa è dipesa questa scalata così veloce?

H-I meriti devono andare principalmente al nostro lavoro in studio che portiamo avanti con molto entusiasmo e che quindi ci rende appetibili a serate di quel tiro, ma sicuramente parte della nostra scalata è da attribuire al serio impegno che il nostro manager(Giulio Michelini) sta dedicando a questo progetto.

TS-Programmi per un primo LP?

H-Sicuramente è presto per parlare di un LP, ma stiamo lavorando sul nostro pirimo videoclip contenente il singolo che uscirà ad ottobre in vinile sotto "Keep It Your Records"

TS-Dateci qualche anteprima sul live di sabato.

H-L'8 Maggio la sorpresa sarà per il pubblico in primis, proprio perchè sia genere che formazione hanno preso un'impronta diversa, ma anche per noi che presenteremo per la prima volta sul palco un nuovo sound sconosciuto al pubblico.

TS-Dato che siete tutti giovani, quali sono le aspettative verso il progetto? Progetterete il futuro rispetto alla risposta che avrete?

H-La risposta del pubblico influirà di gran lunga sulle nostre decisioni future. Comunque per ora il nostro obiettivo è quello di farci conoscere sia in Italia che all'estero suonando dal vivo e continuando ad impegnarci in studio.

Probabilmente ora la cosa più giusta da fare, però, è essere presenti sabato 8 Maggio per una bella sorpresa!

mercoledì 21 aprile 2010

Interview: Jason Faries from Neon Indian



Nella lista delle band che nello scorso anno sono riuscite a lasciare un segno c'è sicuramente, magari sottolineato e cerchiato con dei cuoricini, il nome Neon Indian. La band capitanata dall' instancabile Alan Palomo è riuscita a smuovere perfino il gigante patriarca della musica chiamato Pitchfork, destando la sua attenzione e guadagnandosi oltre che un altisonante 8.6 anche l'inserimento di alcuni brani estratti da Psychic Chasms nella loro classifica personale. Poco prima della partenza per alcune date pre-estive siamo riusciti a raggiungere tramite mail il batterista Jason Faries, disponibilissimo a rispondere ad alcune curiosità da fan.

TS-Ciao Jason. La prima volta che ho sentito un vostro pezzo ho subito pensato a uno di quei videogame degli anni '80, dove le colonne sonore erano fatte di canzoncine monofoniche. Mi sbaglio?

JF-No anzi, si può dire che è una delle nostre influenze. Io ed Alan spesso passiamo il tempo seduti nel nostro tour van giocando un po' a titoli come Megaman o Contra.

TS-Com'è nata l'amicizia con Alan e il successivo progetto Neon Indian?

JF-Incontrai Alan grazie ad una ragazza, lui stava cercando un posto in cui trasferirsi e destino volle che avevo una stanza libera, così si trasferì da me. Il resto è storia. Alan cominciò poi a scrivere pezzi per i Neon Indian e in un secondo momento volle suonare dal vivo insieme a una band. Così imparammo i pezzi e partimmo. Da quel momento fu un tour non-stop.

TS- Come avete registrato l'album?

JF-Fu Alan a registrare tutto quanto nel suo studio-appartamento. Il mio unico apporto fu quello di andare li e dire come la pensavo, fu un "Cazzo si! E' grandioso amico!". Durante il periodo in cui lavorava mi mandava alcuni pezzi delle canzoni. Vedere l'intero processo di registrazione è stato veramente eccitante!

TS-Ti saresti mai aspettato un successo del genere? Un 8.6 da Pitchfork non è una cosa che succede tutti i giorni, tendono a risparmiare un po'..

JF- Onestamente quando Alan mi mandò la versione completa di Psychic Chasms fui trasportato dai suoni che aveva creato. Non avevo mai pensato a quanto tutto ciò sarebbe diventato grande ed è tuttora una gran bella sorpresa. Ancora adesso siamo sempre molto umili riguardo a quello che ci è successo. L'intera band rimase molto molto sorpresa quando lesse quella recensione! Penso che siamo molte le band ad incrociare le dita per avere il loro album recensito da Pitchfork, soprattutto perchè devono avere un gran seguito di lettori.

TS-Ultima domanda: attualmente stai lavorando a qualcosa di nuovo?

JF- Certo! Tra i Neon Indian e il nostro altro progetto VEGA siamo sempre al lavoro su qualcosa.

Ringraziamo Jason per la disponibilità, e nel frattempo ci sentiamo un nuovo pezzo dei Neon Indian, Sleep Paralysist.

giovedì 15 aprile 2010

Focus on: Logorama


Spesso dimenticati o accantonati, i corti sono stati il trampolino di lancio di moltissimi registi di spessore i quali prima di diventare famosi hanno impegnato le proprie arti in piccoli film o video clip. Non c'è quindi da sorprendersi se è da più di trenta anni che l'Academy riserva un riconoscimento particolare a questa categoria dividendo i lavori tra pellicole in live action e animate. A ricevere questo premio durante l'ultima edizione è stato il francese Logorama, ed è proprio di questo piccolo capolavoro che parleremo in questo modesto speciale dedicato.
Ma cos'è Logorama? E' un corto di 17 minuti realizzato dalla H5 e partorito dalle menti di François Alaux, Hervé de Crécy e Ludovic Houplain; pur raccontando una storia "comune" come la fuga di un fuggitivo e il relativo inseguimento lo fa inserendo nel montato la bellezza 2500 tra loghi e mascots appartenenti a compagnie di tutto il mondo costruendo l'intera architettura cittadina e dando vita a personaggi improbabili. E' quindi chiaro di come la storia sia solo un pretesto non solo per mostrarci l'abilità degli autori nel ricreare un intera città fatta di simboli più o meno famosi, ma anche per lanciare un messaggio forte contro l'automatismo dell' acquisto che ha ormai contagiato tutti, incluso il sottoscritto. Che sia veramente questo il suo scopo? Per esserne certi abbiamo fatto qualche domanda a Hervé de Crécy, uno dei 3 autori.

TS-Grazie per averci concesso questa opportunità; puoi dirci com'è nata l'idea di Logorama?

HdC-In molti dei nostri vecchi lavori, videoclip musicali o copertine di alcuni cd, abbiamo utilizzato la tecnica della derivazione, ossia prendere un linguaggio visivo già esistente e dargli un significato completamente diverso. E' quello che abbiamo fatto con il video dei Röyksopp utilizzando delle grafica esplicative, o in un video dei Massive Attack con alcune foto prese da Getty (ndr. Getty è un sito che fornisce gratuitamente stock di immagini). Ma è stato durante la lavorazione del videoclip The Child (diretto da Antoine Bardou-Jaquet per H5, 1999) che abbiamo capito come era possibile costruire un intero universo e raccontare un storia usando solamente segni grafici. Quando nel 2002 Dhani Harrison ci chiese di pensare ad un video per una canzone di suo padre George, contenuta nel tribute album Brainwashed uscito dopo la sua morte, ci venne l'idea di scrivere un film di 3 minuti che raccontasse la storia di George Harrison, rimanendo fedeli allo stile di Yellow Submarine e costruendo un mondo di loghi di marche realmente esistenti. Purtroppo però a causa di problemi di copyright non se ne fece più nulla, ma l'idea era li.

TS-Ciò che mi ha colpito è stato come Logorama sia si immediato nel significato ma allo stesso tempo lasci molta libera interpretazione allo spettatore, concordi?

HdC-Volevamo mostrare il mondo per quello che è. Ogni persona ha visto una cosa diversa in Logorama, e noi siamo felici di lasciare la porta aperta a nuove interpretazioni. Abbiamo anche ricevuto una lettera dal presidente Sarkozy nella quale diceva di come il film gli avesse ricordato la tristezza evocata dalla zone esenti dalle tasse che si trovano fuori dalle città francesi. Il nostro primo obiettivo era quello di utilizzare dei simboli e dei marchi dal significato forte in modo da fargli dire tutto quello che inizialmente non dicevano; questo perchè solitamente un logo serve a comunicare la particolarità di un prodotto, dato che il suo scopo finale è venderlo.
Nelle società che vengono assoggettate dal potere della religione o delle dittature le persone non realizzano che dietro alla facce sorridenti dei loghi che vedono ogni giorno c'è un altra realtà; non c'è nessuna critica del mondo in Logorama, è semplicemente la realtà dei fatti. Anche se naturalmente l'idea di base era quella di mostrare quanto può essere potente la comunicazione, come può essere in grado di vendere dell'olio per motore utilizzando un semplice fiore. Abbiamo voluto usare proprio questo piccolo trucco, ma non per raccontare una storia allegra e sorridente.
Abbiamo trattato quei simboli in quanto eredità culturale universale, parte del nostro inquinamento visivo che ci segue da quando siamo nati. Come puoi criticare chi ti nutre? Insomma avrai capito come Logorama era anche un modo per non diventare schizofrenici.

TS-Quanto avete dovuto lavorare su un progetto di tale portata?

HdC-Decisamente molto!

TS-Una curiosità personale: come vi siete comportati per i loghi? Avete dovuto pagare dei diritti o cosa?

HdC-In realtà non abbiamo chiesto nessun permesso. Riguardo alla reazione delle case citate, prima degli Oscar abbiamo ricevuto solo un paio di email. La prima proveniva dal PR di Cash Converter, accadde prima di Cannes e quindi ancora non aveva visto il lavoro completato; ricordo che ci disse di aver trovato una foto del film in cui compariva il logo della sua compagnia collocato in una idealizzata Santa Monica Blvd. Non ci crederai ma aveva scritto una lettera di ringraziamento specificando che la posizione scelta coincideva perfettamente con il loro nuovo approccio economico, ossia aprire nuove attività nel centro città. La seconda ci era stata inviata dall' addetto alle pubbliche relazioni dello zoo di Los Angeles, Jason Jacobs: "Onestamente, se mi fosse stata richiesta l'autorizzazione ad utilizzare il nostro logo sapendo di cosa trattava questo progetto avrei detto di no. Tuttavia ho apprezzato molto l'aver voluto inseriew un messaggio sul modo in cui zoo aiuta gli animali ." Dopo la cerimonia abbiamo ricevuto moltissime mail nelle quali le case ci chiedevano per quale motivo la scelta fosse caduta su di loro e non su altri...insomma per ora nessun problema.

TS-Visto che siamo in chiusura, un commento sulla vittoria agli Oscar?

HdC-Semplicemente pazzesco. Ma nonostante ciò dobbiamo ancora portare fuori la spazzatura e cambiare i nostri bambini...

TS-Ultima domanda, progetti per il futuro?

HdC-Io e Francois (abbiamo lasciato H5 lo scorso settembre) stiamo lavorando su un film di 25 minuti ispirato ad un videogame di guerra, il tutto in live action.

TS-Grazie mille e buona fortuna!

HdC-Grazie a te.

Insomma spero che questo sia bastato a suscitare un po' di curiosità, e per soddisfarla vi facciamo vedere tutti i 17 minuti di Logorama.


Logorama from Marc Altshuler - Human Music on Vimeo.

giovedì 8 aprile 2010

Meeting the M.I.T.

Tralasciando il titolo di cui vado particolarmente fiero, abbiamo fatto due chiacchiere con chi ha organizzato il banchetto musicale di domenica per capire il come, il quando e il perché di tutto.

TS-Allora innanzitutto comincerei chiedendoti chi si nascondo dietro la Snob e com'è nata.

SP-La Snob Production produce eventi culturali a Roma e in Italia da ormai 6-7 anni. è nata dallo sventurato (Marcello Giannangeli) incontro tra me, Marcello Giannangeli, e Raffaele Costantino; non ricordo neppure bene come e perchè abbiamo cominciato. Come primo passo abbiamo ideato e curato la rassegna Kick it! al Circolo degli Artisti di Roma; poi da li una lunga serie di rassegne ed eventi, alcuni dal taglio più istituzionale mentre altri sotto il livello del suolo; mescolare i due ambiti è anzi stata una delle cose che ci divertono ed interessano di più. Spesso infatti ci ritroviamo a intercettare dei segni creativi, linguaggi e tendenze striscianti, e a veicolarli in progetti articolati, nati in seno a realtà istituzionali. Così è accaduto ad esempio per Casa del Jazz, Palazzo delle Esposizioni, vari istituti di cultura, Romaeuropa e tante altre realtà.
Altre volte invece semplicemente ci divertiamo a dare vita a progetti in club, one night, live, mostre e così via... oltre che un lavoro è pur sempre una passione pura e forte.

TS- La stessa passione che deve aver dato il via al MIT immagino, com'è nato questo progetto?

SP-MIT nasce 3 anni fa come rassegna di musica elettronica in Auditorium. Ha ospitato luna unga serie di artisti, da Whomadewho a Buraka Som Sistema, Mogway, Karl Bartos, Mouse On Mars, Benga e Skream... va beh son troppi.

TS-Ma c'è qualcosa di molto più massiccio ed importante dietro vero?

SP-Si, oltre ad ospitare nomi davvero interessanti della scena internazionale, quello che abbiamo fatto è stato soprattutto stravolgere le modalità di fruizione degli spettacoli tipiche di Auditorium. Per farla breve abbiamo costruito un club in Sala Studio. è stat una bella novità che ha avuto successo e che ha consentito alla Fondazione Musica per Roma di intercettare un pubblico diverso dal solito.

TS- Quindi ricapitoliamo: grandi nomi internazionali e voglia di rinnovare. Cosa ci dobbiamo aspettare dalla giornata di domenica?

SP-Oltre a proporre una lunga serie di artisti, John Cale Mark Lanegan, CocoRosie, Lisa Gerrard dei Dead Can Dance, Wild Beasts, Soap&Skin, Plaid, Tim Exile, The Very Best, Murcof, Metro Area etc etc,proveremo a rappresentare al pubblico dell' Auditorium come una piccola rivoluzione. Con un solo biglietto ci si potrà infatti muovere liberamente tra ben 8 stage, sale, foyer, dancefloor, bar, istallazioni audiovisive e così via, dal pomeriggio a notte fonda. Questo rappresenta secondo me, al di là dei contenuti, un fatto completamente nuovo non solo per l'Auditorium ma anche per Roma.

TS-Grazie mille per il tempo concessoci.

SP-Grazie a te, alla prossima