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martedì 2 agosto 2011

SUMMER STUFF #2




Sbim! Sbum! Sbam! E' estate? L'estate è finita? Noi non ne abbiamo idea, non ci siamo nemmeno resi conto dell'aumento delle temperature, forse eravamo troppo impegnati a compilare i venti pezzi che fanno parte della nostra nuova compilation. Lo scorso anno l'avete scaricata in tantissimi, questa volta ci vogliamo superare ed abbiamo cercato per voi i pezzi migliori di questa estate. C'è crisi, è tutto gratis e non avete scuse!

Quindi: cliccami!

venerdì 6 maggio 2011

Machete


Guardare Machete significa avere un incontro diretto con il trash, percorrere la navata centrale della chiesa che lo adora e pregare per lui insieme ad altri fedeli. Robert Rodriguez ci ha da tempo abituato a livelli qualitativi altalenanti, e se una volta ci aveva dato Tarantino e Clooney a caccia di vampiri quella dopo ci aveva proposto Antonio Banderas e prole pronti a salvare il mondo. Ammetto però che era da tempo che il buon Bob non mi deludeva, Sin City e Planet Terror erano due opere degne di portare la firma del regista e Machete aveva tutti i presupposti per diventare un nuovo cult degno di essere ricordato in ogni nenia della chiesa del trash. Se l'idea di vedere Danny Trejo che affetta malcapitati per due ore di film non riuscisse a solleticarvi posso aggiungere sul piatto le partecipazioni di Robert De Niro come un polito corrotto e burattino e di Steven Segal nei panni di un malavitoso faticista di katane. Machete è un film che sa soddisfare tutti, sa divertire il pubblico più esigente e solleticare quello più cazzone entrato in sala solo per vedere il nudo (falso) di Jessica Alba. Non dovete arrabbiarvi però. Rodriguez dirige il film in modo così serio da far sembrare reale anche l'improvvisa vocazione religiosa di un' ex pornostar amatoriale, intere sequenze di arti mozzati ed una rivolta nazionale guidata attraverso un camioncino dei tacos. Machete porta il cinema di seria z in prima divisione prendendosi sul serio e convincendo in pieno il sottoscritto.

venerdì 25 marzo 2011

Heartless


Non soddisfatto del dolore provato la notte degli oscar ho saggiamente deciso di riprendere lo spazio dedicato al cinema con la recensione di un film che ha saputto ampliamente bissare le fitte acute causatemi dall'omino nudo e dorato. Heartless in un primo momento può sembrare un horror di classe, la risposta britannica ai mille film con esorcismi vari made in USA, la verità è che purtroppo a fine film ci si accorge che nemmeno chi vi ha lavorato aveva la più pallida idea su quello che stava facendo. Partiamo dall'inizio, la trama è decisamente interessante e vede Jamie ( Jim Sturgess di Across The Universe), quello che può essere definito come un dissociato, sofferente tanto per la propria misera esistenza (padre/modellodivita morto e peso morto sul fratello) quanto per una voglia a forma di cuore che gli deturpa il volto. Com'è facilmente intuibile dalla prime righe della recensione ci troviamo in Inghilterra, a Londra per la precisione, un Londra distrutta dal vandalismo e nelle mani di una gang che si diverte a bruciare vive le persone. Durante una passeggiata notturna Jamie vede il delitto di due uomini e, nel tentativo di fotografare gli assassini, viene scoperto/scappa/scopre che gli assassini sono dei mostri. Perché metto degli slash? Mi sembrava il modo migliore per indicare il susseguirsi di tre azioni totalmente casuali, slegate da un qualsiasi filo logico e che, aimhè, fanno da traino a tutto il film. Come dicevo infatti gli assassini sono dei mostri, demoni per la precisione, e Jamie è l'unico ad essere a conoscenza della demoniaca identità dei bulli di quartiere. Il film sembra finire dopo trenta minuti, si scopre chi assolda i demoni e perché lo fa. Tutto finito? Ebbene no, perché è qui che Philip Ridley ricorre all'escamotage più vecchio del mondo, un lungo tira e molla tra "è vero o è finto?", "è pazzo o è maledetto?"; vecchio ma funzionale direte voi, si peccato solo che la risposta sia intuibile a metà film esattamente venti secondi prima che i vostri occhi abbiano iniziato a chiudersi per la noia. Non siate frettolosi però, perché Heartless ha anche dei pregi, anzi un pregio: l'aspetto visivo. La Londra buia e demoniaca rende bene le atmosfere maledette del film ed alcune scene splatter potrebbero fare la gioia degli spettatori più sanguinolenti. Il reparto visivo insomma se la cava bene nonostante un budger molto esiguo (teste mozzate con corpi vistosamente cancellati) rendendo incisivo quel 30% di trama che riesce a salvarsi dal nonsense totale. Buono per una serata con gli amici ma soporifero per una visione in solitaria. Insomma, si può tranquillamente passare oltre.


venerdì 28 gennaio 2011

The King's Speech


Sono uno spettatore esigente, come tale provo una certa riluttanza verso i film storici e in costume. Ricostruire storie le cui testimonianze sono poche o vaghe porta troppo spesso a delle rivisitazioni fuorvianti o noiose, frutto di intuizioni sbagliate e sceneggiature pseudo furbe. Cosa fa allora di The King's Speech un 'must see'? Cosa lo rende uno dei più agguerriti concorrenti alla statuetta di miglior film e uno dei film migliori dell'anno? Il sentimento, il saper toccare lo spettatore fino a trasportarlo nella vicenda. La vicenda di Giorgio V, re affetto da balbuzie, è resa come il dramma di un uomo davanti alla sua nazione, alla gente che vedeva in lui una luce ed una speranza. La frustrazione di un uomo nel sapere che deludera coloro che ripongono fiducia in lui, il trovarsi a ricoprire un ruolo al di sopra delle sue capacità; il dramma di un essere umano prima, e di un re dopo. Hooper inscena una ricostruzione precisa e non eccessiva, i riferimenti storici sono al servizio del film e li per cotestualizzare la vicenda senza trascinarla però nel macchiettistico. Il resto lo fanno gli attori con un interpretazione corale perfetta, Colin Firth conferma quanto di buono visto in A Single Man, Rush e la Bonahm Carther reggono il gioco in maniera perfetta. Se prima pensavo che gli oscar sarebbero stati una corsa a senso unico, adesso posso dire che The Social Network ha un degno rivale.

venerdì 21 gennaio 2011

Vallanzasca Gli Angeli del Male


C'è un immagine perfetta per descrivere il nuovo film di Michele Placido, ed è quella di un grande motore che gira a vuoto lasciando la macchina ferma nello stesso punto per 120 minuti circa. Sembrerà duro ma probabilmente è questa la vera natura di 'Vallanzasca Gli Angeli del Male', quella della pellicola pretenziosa, carica dell'egocentrismo del suo autore e forse schiacciata a morte proprio da quest'ultimo. Ma partiamo dall'inizio, da Renato Vallanzasca, il personaggio abilmente ricostruito da Kim Rossi Stuart, che negli anni settanta si macchiò di molteplici crimini tanto da venire condannato per due volte all'ergastolo. La pellicola ripercorre la nascita e la fine dell'uomo, sorvolando in parte sul criminale e dipingendo il protagonista come un ladro gentiluomo. Nel farlo però il film cade rovinosamente sul suo stesso ritmo frenetico, esageratamente veloce, tanto da disorientare lo spettatore con i suoi numerosissimi cambi ed con un turbinio di personaggi più o meno tratteggiati. Ed è il voler parlare troppo di 'Renatino' a distruggere il film; il volergli attaccare la telecamera addosso senza dare un senso logico ai fatti che accadono intorno a questo personeggio tanto protagonista quando (purtroppo) solista. Stuart fa del suo meglio per dare credibilità ad una macchietta, troppo vicino alla figura del rubacuori che a quella del criminale e troppo piatta per poter suscitare il benchè minimo interesse attorno alla vicende che lo coinvolgono. Circondato dalla polemiche su un presunto ruolo da eroe ritagliato per il pluriomicida, 'Vallanzasca Gli Angeli del Male' si dimostra invece innoquo e superato. 'Ha un ritmo invidiabile' secondo il Corriere della Sera; insomma, la macchina però è sempre ferma lì.


domenica 16 gennaio 2011

127 Hours



Se The Slumdog Millionaire aveva messo a dura prova le vostre coronarie, se la vittoria agli Oscar 2009 vi aveva fatto cambiare canale e se cominciavate a vedere in Danny Boyle la figura di un flaccido inglese dedito alle storielle di cuore allora 127 Hours è il film che fa per voi. Probabilmente in pochi saranno a conoscenza della storia di Aron Ralston, ingegnere americano appassionato di escursioni che, a causa proprio della sua passione, nel 2003 si era visto privato di un arto autoamputato in seguito ad una rovinosa caduta all'interno del Canyonland Nation Park. Similmente a quanto fatto da Cortés con il recente Buried, Boyle ci trascina nella drammatica epopea delle 127 ore trascorse da Ralston (James Franco) all'interno del canyon e presentandoci il personaggio attraverso flashback e visioni usate per traghettarci in una sorta di redenzione metafisica del personaggio. La difficoltà di un film del genere sta senza dubbio nell'approccio registico che si vuole adottare, reggere un' ora e venti di storia ambientandola tutta in un unico pertugio roccioso non è materia da principianti e Boyle ci dimostra che in realtà quell'oscar tanto discusso non è poi così immeritato. Un montaggio fitto ed a tratti 'pubblicitario' conferiscono al film quello sprint essenziale per non dargli l'etichetta di mattone; il regista britannico trova la sua dimensione ideale aiutato però da un Franco ottimo (oscar?) che regge tutto il film sulle sue spalle. L'unica nota stonata è il finale, troppo buono e colorato rispetto al clima d'angoscia nato durante il racconto; questo non riesce però a pregiudicare un film ottimamente riuscito, un ritorno di gran classe per Boyle che mette a tacere chi lo aveva già accantonato con l'accusa di 'videoclipparo'.


domenica 26 dicembre 2010

The Kids Are All Right



Jules e Nic sono una coppia lesbo, sposata e con figli; Joni e Laser sono figli di una coppia lesbo nati tramite la fecondazione assistita; Paul è il donatore. The Kids Are All Right si presenta come una commedia dai toni sgangherati ed assolati; siamo in California e ad introdurci alla storia troviamo una simpatica canzoncina catchy dei Vampire Weekend. Si ride di una famiglia atipica ma affannata dagli stessi identici problemi che affligono un classico nucleo famigliare; qualcuno forse ci vorrà scorgere dei motivi di denuncia, insomma ricordo con odio il clamore che accolse Juno alla sua uscita in sala, frainteso e trasformato in una bandiera con la quale però non condivideva nessun colore. Qui invece ci si chiede quali siano le vere intenzioni del film che prima ci prende con un ritrmo di battute veloce e furbo, poi ci introduce ai problemi di una famiglia eccessivamente allargata (due mamme, due figli un papà/donatore) ed infarcisce il tutto con side storyes che potrebbero dire molto ma che si spengono li. Mentre Julian Moore ed Annete Bening caratterizzano egregiamente le due mamme, Ruffalo si trova a dover fare i conti con un personaggio troppo incompleto che, nel corso della sua parabola narrativa, rimane bloccato uscendone con le ossa ammaccate (ma soprttutto con gli occhi lucidi). Joni si erge come personaggio centrale grazie alla riconferma di Mia Wasikowska come futuro astro di Hollywood ed affossa involontariamente Laser (Josh Hutcherson) relegato ad alcuni avvenimenti non troppo convincenti. Detto così sembra che questo film è un disastro, no. Gode di alcuni pregi che vengono però rovinati da diversi difetti di cui sopra; non si capisce quale sia la direzione intrapresa dalla pellicola e quella che ci lascia intendere è decisamente troppo "convenzionale" per un film con certi presupposti.


sabato 25 dicembre 2010

Talking Stuff Awards p.1



L'anno sta finendo ed è il caso di cominciare a tirare le somme elencando film ed album più meritevoli di questo 2010 ormai ai titoli di coda. Per allungare il brodo e farvi soffrire ancora di più abbiamo deciso di dividere i nostri awards in puntate svelandovi classifiche e premi poco per volta. Si parte con il cinema prendendo in riferimento le pellicole uscite nelle sale italiane durante l'anno.

Cinema / Miglior film dell'anno / The Social Network: avrei voluto scrivere una bella recensione per questo gioiellino di Fincher ma il tempo è stato tiranno e mi ritrovo a consegnarli la palma di miglior titolo dell'anno premiando non solo un cast in palla ma anche una sceneggiatura perfetta in ogni battuta. Prevedo grandi cose per lui agli Oscar.
Runner up: Toy Story 3 / Somewhere

Cinema / Sorpresa dell'anno / Adam: come ignorare una delle cose più belle uscite nel 2010? Ce lo insegna la distribuzione nostrana dando ad Adam solamente un piccolo spazio nel sempre affollato Maggio.
Runner up: Scott Pilgrim VS The World / Cyrus

Cinema / Miglior film d'animazione / Toy Story 3: servono commenti? Un film d'animazione che andrebbe di diritto tra i pretendenti alla statuina per il miglior film. La Pixar finalmente torna ad altissimi livelli (no ad Up) e confeziona uno dei capolavori del 2010.
Runner up: L'Illusionista / Rapunzel: l'intreccio della torre

Cinema / Stavamo bene anche senza / L'apprendista Stregone: ok, è vero. Nic Cage ormai fa tenerezza, pare pronto a firmare qualsiasi contratto e a recitare in qualsiasi film, qui però raggiunge momenti di "alto" cinema dando sfogo a tutto il suo amore per i parruchini sfoggiando ben 4 capigliature diverse in poco più di 70 minuti di film. Il fatto che anche Alfred Molina si sia prestato a questa bella baracconata non può che aumentarne il valore (in negativo).
Runner up: The Tourist / The Expendables

Cinema / Peggior film dell'anno / Alice in Wonderland: atteso per anni da tutti i burtoniani di vecchia data, odiato immensamente un po' da tutti. Marchiato Disney nel suo immenso buonismo, AiW delude presentandoci una favola troppo bambinesca e poco nelle corde del Burton che tutti conosciamo.
Runner up: The Tourist / Scontro Tra Titani

Cinema / Miglior italiano dell'anno / La Prima Cosa Bella: il film scelto per rappresentarci ai prossimi premi Oscar. Un Virzì ben lontano dal suo capolavoro Ovosodo ci fa commuovere con una pellicola intensa. Sarà l'anno buono?
Runner up: Io sono l'amore / La Pecora Nera

Cinema / Furbetto dell'anno / Christopher Nolan - Inception: è vero, durante la fase di recensione l'avevo esaltato e non me ne pento. Inception è un film straordinario, nella cinquina dei migliori dell'anno, ma ha il difetto di essere eccessivamente "furbetto". Trama intricata ≠ Trama intelligente.
Runner up: Martin Scorsese - Shutter Island

Cinema / 2010 da incubo / Johnny Depp: come si fa a partecipare a due megaproduzione dando vita a due flop? Ce lo spiega Johnny Depp che prestandosi a ben due film ci regala sia un fallimento qualitativo ( Alice in Wonderland) che economico ( The Tourist che ha incassato poco anche perché è brutto). Sarà una fonte di denaro inesauribile ma a questo punto meglio starsene a casa no?
Runner up: M. Night Shyamalan

Questo è veramente tutto per il cinema, restate su queste pagine per gli awards musicali.

venerdì 17 dicembre 2010

Red


Spie in pensione all'attacco. R.E.D. è l'acronimo di Retired and Extremely Dangerous, sigla usata per catalogare ex agenti CIA o FBI ritirati ma ancora pericolosi sul campo di battaglia. Ed è Frank Moses il nostro pensionato; la vestaglia al posto dello smoking, la padella invece della pistola e le telefonate alla ragazza della previdenza sociale nel tentativo di convincerla ad uscire insieme. Qualcuno però lo vuole morto, lo costringerà a tornare in azione ed a richiamare a se tutti quelli che un tempo furono i suoi compagni di guerra. Action comedy fumettosa, Red mischia in modo saggio l'azione alla risata schierando un cast di stelle che interagiscono ottimamente tra di loro. Bruce Willis, veterano dell'azione, viene accompagnato da un grande John Malkovitch in una coppia che rende esilarante la prima parte del film. Il dover dosare i due ingredienti principali di questa pellicola la rende troppo debole in alcuni frangenti, volutamente lenti ai fini narrativi, ma inconsapevolmente estranei alla verve della pellicola. L'idea di "guerriglieri in pensione" era già stata affrontata su queste pagine in occasione dell'uscita di The Expendables, li i risultati furono pessimi a causa di un machismo troppo alto che si prendeva troppo sul serio senza riuscire a strappare una risata; qui invece, vuoi per il calibro degli attori o per il target diverso, il tutto risulta convincente tanto da far guadagnare al film un posto tra i candidati ai prossimi Golden Globe.

venerdì 10 dicembre 2010

Easy A



Ce n'è di spazio tra il volere una storia perfetta ed il fingersi una perfetta sgualdrina, o slut come ripetono ossessivamente in Easy A commedia prodigio di questa annata del cinema comico americano orfano di star degne del titolo che pochi anni fa apparteneva a Judd Apatow. Ma qui c'è un errore, insomma riconosco di aver scritto un giudizio troppo affrettato, anzi direi sommario, quello di catalogare questo film come semplice commedia, ancora peggio se adolescenziale, ancora peggio se liceale. In effetti c'è tutto: risate, adolescenti e un liceo, quindi perché negare l'evidenza direte voi? Perchè c'è di più; Easy A è un film assolutamente ispirato e riuscito che, citando "La Lettera Scarlatta" ed amando i film romantici degli anni '80, ci regala non solo una serie di performance convincenti ma una storia con un cuore (e forse dei polmoni). Emma Stone (perfetta, bravissima e mi auguro futura star di Hollywood) è Olive una ragazza ai margini di un immaginario cerchio sociale, poco intenzionata a guadagnarsi il centro che si ritrova senza volerlo sulla bocca di tutti grazie, o "a causa", di una finta nottata di sesso con un finto ragazzo di nome George, teoricamente il primo a stare sotto le lenzuola con lei e quindi, altrettanto teoricamente, il conquistatore della sua verginità. Olive decide quindi di auto-ostracizzarsi inventando nottate di sesso con i compagni gay aumentando sempre di più la sua finta fama da sgualdrina; cita Hawthorne cucendosi una "A" rossa su ogni abito, mente per il bene degli altri e rischia la decapitazione (prendetela in maniera non letterale) dai puritani del liceo. Prima o poi arriverà il tracollo e Olive capirà cosa vuole veramente.
Oltre la già citata Emma Stone il film vanta un cast di comprimari di tutto rispetto, delle interpretazioni perfette tali da dare alla pellicola un valore aggiunto; Stanley Tucci, Patricia Clarkson, Thomas Haden Church e Lisa Kudrow (fan di Friends uscite allo scoperto) sono solo alcuni degli ottimi interpreti di un film sorprendente che merita sicuramente una chance anche da voi, maledette slut.

p.s. la scelta dell'immagine era obbligatoria, capitemi.


mercoledì 8 dicembre 2010

Talking News: Restless, Gus Van Sant tre anni dopo

Sono passati quasi tre anni dall'uscita di Milk, il film con Sean Penn che ha consacrato Gus Van Sant ad Hollywood facendo preoccupare il sottoscritto per le future sorti del regista americano. Il prossimo anno Van Sant tornerà con un nuovo lavoro ben diverso dall'ultimo e più vicino allo stile del regista di Elephant; Restless infatti sembra essere un film a metà tra il drama ed il romantico con un cast interessante e di nicchia. La storia parla di Enoch ed Annabel, rispettivamente Henry Hopper e Mia Wasikowska, due giovani al centro di una bizzarra storia d'amore apparentemente normale ma che, grazie anche al trailer, pare essere ben diversa da quella tipica del filone dei film romantici. Previsto per il 28 Gennaio 2011 negli USA e per il 6 Maggio in Italia Restless continuerà a far parlare di se anche grazie alla proiezione durante il prossimo Sundance. Il consiglio è quindi di tenerlo d'occhio; siete avvisati.

martedì 7 dicembre 2010

Catfish


"Who do you think you are talking to?"

Come parlare di Catfish? Sicuramente iniziando dalla frase che accompagna la promozione del film, una domanda che fa un po' da "grillo parlante" a Nev, protagonista della vicenda, che si ritrova a voler/dover scoprire chi si nasconde dietro la parole della bella Megan. Se l'amicizia che ti ha portato ad innamorarti di una ragazza è nata attraverso Facebook c'è ben poco di certo e dopo che Nev inizia a scoprire come gran parte delle informazioni di Megan sono inventate comincia a chiedersi chi è il vero mittente di tutti quei pacchi pieni di quadri e lettere d'amore. Una storia tanto assurda da sembrare finta, io stesso stentavo a crederci e ne ho dubitato fino alla fine, fino a quando i "facts" relativi ai personaggi non mi sono sembrati così dettagliati da essere veri.
E difficile analizzare un film così "atipico", raccontato in stile documentaristico e cinema verità; si può dire, senza alcun dubbio che questa è un' esperienza irripetibile tanto per i registi (che parteciparono realmente alla vicenda) quanto per lo spettatore che rimarrà sicuramente spiazzato per gli 80 minuti che compongono la pellicola.
Ammetto che a fine visione ero abbastanza indeciso, ero pronto a stroncare il tutto con frasi come "esperimento mal riuscito" o "80 minuti senza senso", poi mi sono fermato a riflettere arrivando a pensare che se è tutto vero, se la gente è arrivata a fingersi altre persone, significa che c'è qualcosa di decisamente sbagliato nella gente ed bene esserne a conoscenza. Catfish è quindi un interessante esperimento (non mal riuscito come pensavo ore fa) che potrà lasciare totalmente indifferenti come completamente esterrefatti, a voi la scelta.


sabato 4 dicembre 2010

Talking News: Jodie Foster's The Beaver

Raramente parliamo di cinema su queste pagine, se lo facciamo è perché c'è sicuramente qualcosa di interessante e "fuori dai radar" che vale la pena di trattare. Oggi parliamo di The Beaver, esordio dietro la macchina da presa di Jodie Foster che dirige e collabora con quel Mel Gibson ormai in costante caduta libera. A conferire un alone di divertente mistero c'è la trama che vede un uomo d'affari (Gibson) in una profonda crisi depressiva: alla ricerca delle risposte su come raddrizzare la propria vita famigliare e lavorativa troverà le risposte nel peluche di un castoro.
La sceneggiatura, scritta da Kyle Killen, ha fatto parte per anni della "Black List", un elenco annuale che raccoglie gli script più interessanti in circolazione. Con un uscita USA prevista per la primavera del 2011 The Beaver promette di ridare a Gibson parte del lustro da tempo scomparso.



sabato 20 novembre 2010

Talking News: The Source Code

Chi non conosce Duncan Jones? Figlio d'arte e regista di grande talento Jones altro non è che la progenie di David Bowie, l'erede del Duca Bianco che ha deciso di evitare il microfono e sposare la macchina da presa. Dopo il grandissimo successo di critica dovuto al suo esordio "Moon", dramma fantascientifico con Sam Rockwell, Jones ci riprova con The Source Code, un thriller con Jake Gillenhaal intrappolato in un loop temporale al fine di sventare un attentato. Oggi la Summit ha pubblicato il primo e lungo trailer del film che uscirà nelle sale americane il 15 Aprile 2011.



Qui una sinossi tanto ampia quanto spoilerosa:
Il capitano Colter Stevens si sveglia ritrovandosi con sorpresa su un treno diretto a Chicago. Nonostante tutti gli altri passeggeri sembrino conoscerlo, non ha idea né di dove si trovi né di chi egli stesso sia. L’ultima cosa che Colter ricorda è di pilotare un elicottero da missione in Iraq. Prima che possa fare qualunque cosa, un treno espresso sfreccia dal binario opposto e una bomba esplode, apparentemente uccidendo Colter e tutti gli altri passeggeri.
Colter si ritrova in una cella d’isolamento, legato a una sedia, vestito della sua tuta da pilota militare. Continua a non avere idea di cosa stia succedendo. Il capo missione Carol Goodwin (interpretata da Vera Farmiga, ndr) recita una serie di domande per indagare la memoria di Colter, e alle quali l'uomo scopre con sorpresa di saper rispondere.
Apprende di essere parte di un'operazione chiamata "Beleaguered Castle" (Castello Assediato, ndr), ma prima che possa procedere oltre, Goodwin avvia un macchinario e improvvisamente… Colter è ancora una volta sul treno, nello stesso istante in cui era comparso la prima volta, ancora diretto a chicago gon lo stesso gruppo di passeggeri.
Colter immagina di trovarsi in qualche genere di simulazione, con il compito di trovare l’attentatore a bordo prima che il treno esploda ancora. Rivivendo l’esplosione ancora e ancora, Colter dovrà scoprire l’identità dell’attentatore e inoltre capire cosa sia l’universo alternativo del "Beleaguered Castle". Oltre a questo enigma, Colter userà queste seconde opportunità per riappacificarsi con suo padre e per trovare l’amore con una passeggera del treno.

venerdì 12 novembre 2010

Scott Pilgrim vs The World


Se si prende una commedia adolescenziale sull'amore e la si trasforma in un susseguirsi di combattimenti, esplosioni ed effetti cartooneschi ci sarà sicuramente qualcosa di strano sotto. Parliamo di Scott Pilgrim vs The World, commedia diretta dall'eccentrico Edgar Wright e tratta dal fumetto del canadese Bryan Lee O'Malley. La trama parte da una premessa banalissima come quella di un 22enne sfigato che incontra la ragazza dei suoi sogni per poi trasformarsi in un delirio di idee, stile ed ingegno registico. Partiamo dall'inizio: Scott è il classico ragazzo non troppo fortunato, suona il basso in una band mediocre, frequenta una 17enne appiccicosa ed ossessionata dalla sua figura, ha lasciato la casa dei genitori per trasferirsi dall'altra parte delle strada e divide il letto con il suo coinquilino gay che non perde occasione di infilare un terzo incomodo sotto le lenzuola. Tutto questo però finchè non incontra Ramona, ragazza eccentrica dai capelli multicolore (cambia tinta ogni settimana), apparsa a Scott in sogno, in un deserto, e che si aggira per la vita del ragazzo sfrecciando su dei pattini; di li a poco i due cominceranno a frequentarsi fino a quando il passato della ragazza non emergerà come un pesantissimo segreto. La lega dei 7 Malvagi ex fidanzati, ragazzi frequentati da Ramona, è intenzionata ad uccidere Scott per preservare la vita sentimentale dalla loro vecchia fiamma: per avere Ramona tutta per sè Pilgrim dovrà sconfiggerli uno ad uno in combattimenti assurdi e geniali.

Una trama così particolare richiedeva un piglio registico speciale, folle ed in grado di trasporre su pellicola quello che o'Malley aveva immaginato sulle pagine del suo fumetto (uscito anche in Italia): follia nerd, citazioni videoludiche e rockers falliti e vegani sono solo alcuni degli ingredienti di uno dei film più riusciti di questa stagione. Forte del coraggio utilizzato per produrlo Scott Pilgrim vs The World ripaga qualsiasi spettatore più ricercato stanco del solito film d'azione o dell'insulsa commedia. Lodevoli anche le prove attoriali con un cast di nomi azzeccatissimi che vanno dal Michael Cera (forse l'unico sotto tono), alla nominata all'Oscar Anna Kendrick, passando per la perfetta Mary Elizabeth Wistead fino al sempre grande Jason Schwartzman.
"Sweet sweet little Ramona I think I'll try and phone her" cantavano i Ramones; fosse tutto così semplice.






Scott Pilgrim vs The World sarà nelle sale italiana a partire dal 19 Novembre.

sabato 25 settembre 2010

Inception



Dom Cobb è il migliore nel suo lavoro, entrare nei sogni e rubare informazioni riservate custodite nel subconscio delle sue vittime. Per farlo si avvale della collaborazione di Arthur, un compagno abile quanto ruvido e riservato, e Nash, architetto dalle abilità non eccelse che si mostrerà per quello che è. Dopo un furto non riuscito ai danni di Mr.Saito Cobb verrà assunto proprio da quest' ultimo per tentare un "innesto", ossia installare un' idea all'interno di una mente senza che essa se ne accorga.

Chris Nolan ha ormai acquistato la nomea di "uomo hype". Quando uscì The Dark Knight il mondo era si sconvolto dalla prematura morte di Heat Ledger ma anche incuriosito dalla rilettura iperrealistica dell'uomo pipistrello preceduta da quell'opera acerba che era Batman Begins. Insomma, un successo fatto di uomini in calzamaglia aderente direte voi, ed invece no. Il successo di Nolan è segnato da quello che forse è ancora oggi il suo lavoro migliore, Memento, un' abile opera ad incastro che, insieme a The Prestige, mostra la abilità artistica del regista e scenggiatore londinese. Parlavamo però di hype, attesa o eccitazione, creata in questo caso ad arte da trailer avidi di informazioni e pochissime notizie riguardo la trama, se non la base del plot: i sogni. Penso che sarete d'accordo nel dire che tutti sognamo, io personalmente ricordo circa 1/10 di tutto quello che vedo durante il sonno, ma è uso comune viaggiare con la mente dando sfogo alla nostra fantasia più sfrenata. Nolan parte da un concetto così comune e vi costruisce sopra castelli di carte eternamente in bilico tra il rovinoso crollo e il trionfo assoluto per una trama che richiede un occhio attento ed una visione ordinata, senza distrazioni e fatta di scatole cinesi. Perché questo film è proprio un insieme di matriosche, tanti livelli (onirici e non) che convivono tra di loro con l'unico scopo di stupire lo spettatore lasciandolo sempre con il beneficio del dubbio, e con il fiato sospeso. Protagonista della vicenda è il sempre più convincente Leo Di Caprio nei panni del ladro Dom Cobb, tanto abile nei furti onirici quanto ossessionato da un rimorso del passato, ed è qui che volevo arrivare; perché Nolan crea con Inception l'ultimo mattone di una trilogia basata sulle ossessioni (Memento e The Prestige come primi due capitoli), traendo forse lo spettatore in un grande inganno o semplicemente lasciandoci esterrefatti dopo aver fissato con occhi increduli una trottola che gira.






Curiosità: il film ha un piccolo rimando all'esordio di Nolan. Infatti in Following il protagonista fa la conoscenza di un ladro, questa volta comune, di nome Cobb.

martedì 14 settembre 2010

The Other Guys



Il detective Allen Gamble non ama il lavoro di strada, preferisce la sicurezza del lavoro in ufficio, come contabile, senza correre alcun rischio. Il suo partner, Terry Hoitz, brama di poter tornare in azione dopo essere stato allontanato dal servizio per un' imbarazzante sparatoria. Entrambi però condividono l'ammirazione per gli agenti Danson e Highsmith, veri eroi del dipartimento e della città di New York, prepotenti e rissosi ma sempre in prima pagina per qualche azione spettacolare. Quando Terry ed Allen si troveranno a collaborare le ambizioni del primo spingeranno il partner a seguirlo nelle indagini riguardanti una truffa orchestrata dal multi miliardario Ernie Ershon al fine di coprire le perdite della propria azienda.

Adam McKay torna a dirigere Will Ferrel dopo Step Brother e gli affianca un rude Matt Wahlberg dandogli il ruolo di "other guys" e gettandoli in strada per quello che sembra essere un mix tra un poliziesco e un lungo sketch del Saturday Night Live (dove McKay ha militato per 6 anni) e puntando tutto sulle doti dei protagonisti. Se Ferrel è ormai uno dei migliori attori comici in attività lo stesso non si può certo dire di Wahlberg, spesso accostato al personaggio duro del film d'azione, ma che qui dimostra una vera vera comica (che decida di cambiare genere) mostrando una chimica eccellente con il collega. Il film non è però esente da difetti, difetti che si palesano nella sceneggiatura lavativa e poco concentrata sulla trama preferendo puntare tutto sulla risata e lasciandoci con una storia troppo semplice. Nonostante ciò il film è una commedia di ottimo livello, mai eccessivo e che emerge dal mare di commedie made in USA che ci vengono presentate ogni anno.

giovedì 9 settembre 2010

Nowhere Boy



John Lennon è senza dubbio una delle figure più importanti della musica moderna, membro dei Beatles e morto in un omicidio è universalmente riconosciuto come un' icona pop. C'è però un momento della vita di John che sfugge ai più, la sua gioventù cone le travagliate vicissitudini famigliari e i primi incontri con i suoi futuri compagni di band; Nowhere Boy (debutto alla regia dell'artista concettuale Sam-Taylor Wood) si prefigge di raccontare proprio questo momento prendendo spunto dal libro Imagine: Growing Up with My Brother John Lennon scritto dalla sorellastra di Lennon.
Ad interpretare l'artista c'è il giovane Aaron Johnson, già elogiato su questo sito per Kick-Ass e che viene qui affiancato da attrici affermate come Kristin Scott Thomas e Anne-Marie Duff, rispettivamente la zia e la madre di Lennon. Se la prima parte ha dei toni molto leggeri, con un intro per veri fan, lo svolgimento assume delle sfumature vagamente drammatiche dovute soprattutto alle vicissitudini che va a raccontare senza però prendere una direzione precisa e dandoci una conclusione che non accontenterà tutti. Questo film è senza dubbio un' ottima opera, ricercata e ben recitata, l'unica pecca, se così può essere chiamata, è l'eccessiva direzione verso il fan base dei Fab Four annoiando forse chi non apprezza la musica della band. Ma questa gente esiste davvero?


domenica 5 settembre 2010

Somewhere



Nello Chateau Marmont di Los Angeles vive Jhonny Marco, una star hollywoodiana di prima categoria intrappolata in una vita piena di eccessi ma prima di veri affetti. L'incontro con la figlia Cleo gli farà capire gli errori paterni, il suo scarso valore come persona e la definitiva presa di coscienza sulla sua reale condizione di vita.
Una trama come questa non richiede troppo fronzoli, Sofia Coppola lo sa bene ed è per questo che sono entrato in sala fiducioso. L'inizio è dei migliori: una Ferrari gira su una pista senza mai fermarsi, l'inquadratura è fissa e ci lascia vedere l'auto per pochi istanti, si ferma e Stephen Dorff scende. Tutto semplicissimo, eppure tutto perfetto e calibrato.
Marco si muove per le stanze dello Chateau Marmont mostrandoci un mondo fatto di niente, con personaggi ritratti come in un freak show, basta uno sguardo e si è nella camera accanto per poi essere subito pronti a dimenticare tutto e passare avanti. Ma basta un cuore su un gesso a cambiare questo status fatto di sesso e macchine potenti, di feste e di turbanti indossati da bizzarre donne leopardate; a riempire spazi vuoti sia nella vita che nella esile sceneggiatura della Coppola. Perché Somewhere, come anche Lost in Translation, vive di momenti e di attimi, di sguardi tra i due protagonisti ottimamente interpretati da Stephen Dorff, che finalmente fa il salto di qualità tanto atteso, ed Elle Fanning ennesima figlia della famiglia che convince con i suoi sorrisi. Sofia Coppola ha uno stile ben preciso, racconta le storie in modo diverso e decide di non piegarsi alla convenzionalità registica, purtroppo magari non tutti la apprezzeranno ma io la difenderò fino allo sfinimento.

venerdì 3 settembre 2010

The Expendables




C'è stato un tempo in cui i muscoli dominavano il cinema. Le sale si riempivano per seguire le gesta di Rocky Balboa, di John McClane e dei Terminator. Come spesso succede però i miti finiscono, invecchiano, si raggrinziscono e delle volte prendono steroidi per evitare la ripida discesa verso il declino; Sylvester Stallone pare essere uno di quei personaggi pieni di voglia, di fare cosa però? Dopo aver rianimato lo stallone italiano per il suo ultimo incontro ed aver fatto combattere la sua ultima guerra a Rambo Sly ha deciso di omaggiare quel cinema che l'ha reso famoso, quello della gente muscolosa insomma.
Parliamoci chiaro, The Expendables è questo, un grandissimo tributo al cinema d'azione degli anni 80, una grande festa a cui prendono parte (quasi) tutte le star di genere e che si prende la briga di invitare anche quelli che ne dovranno sorreggere il peso per i prossimi anni.
La trama è di quelle banali e che permettono un death counter alto a fine film: gli Expendables sono un gruppo di mercenari pieni di buoni intenti che si trovano coinvolti in una missione mortale così pericolosa da spaventare persino il nostro team di nerboruti eroi. Sovvertire un dittatore di un' isoletta messicana che tiene sotto il suo controllo dei poveri nullatenenti è di per se un clichè ma si poteva sicuramente fare di meglio, e Sly lo fa dandoci un malvagio ex agente della CIA corrotto , il sempre bravo Eric Roberts, vera minaccia per i nostri protagonisti e vero artefice della politica repressiva. Sotto i muscoli però batte un cuore e dopo dopo che il contatto della gang si è rivelato per quello che è, ossia una bella figliola, Barney (Sly chiamato così fa decisamente ridere) e soci decidono di partire alla volta dell' isola.
La festa si riempie quindi di situazioni tipiche: sparatorie, coltelli che volano accompagnati da corpi di poveri soldati, pugni e battute di dubbio gusto che non riescono a riportare gli invitati allo status di 20 anni fa ma che li rendono solo delle povere macchiette. Stallone dietro la macchina da presa è banale, forse c'è una sola intuizione da salvare, e non riesce a rendere memorabili nemmeno le scene d'azione che tanto dovrebbe avere nel sangue. La cosa peggiore però accade quando lo script impone l'umanizzazione dei personaggi con lacrime da coccodrillo e donazioni economiche prive di alcun senso, scelte che sembrano messe li per sottolineare ancora di più la banalizzazione dei protagonisti. Sarebbe stato bello trovarsi davanti ad un film capace di esaltarmi come fecero Die Hard e Terminator 2, ma purtroppo questi mercenari oltre ad essere "sacrificabili" sono anche molto trascurabili.