martedì 8 giugno 2010

TOP5 Week's Best Stuff #9

In occasione dell' uscita del nuovo album.
Nuovo video bomba per i Neon Indian girato in una casa per le bambole a dimensione d'uomo.
Per un pezzo geniale ci voleva un video geniale, magari creato da Nicos Livesey...
Che dire, prestate orecchio al singolo e se vi piace buttatevi sull' album uscito a fine maggio.
Dall' album "Serotonin" un 'altro singolo che ha fatto partire la testa a Talking Stuff

giovedì 3 giugno 2010

Interview: Danaè e il loro "Netbook Project"



Infondo non è affatto vero che in Italia accadono sempre le stesse cosè, ogni tanto qualcosa di nuovo nel sottosuolo esplode lasciando a noi, poveri abitanti dell' ordinaria superfice, piccole schegge di follia che si muovono, esplorano e si propagano talvolta contagiandoci.
E se ultimamente vi fosse capitato di esser stati aggiunti su Facebook da una certa "Danaè Net_book" l'avrete sicuramente constatato anche voi stessi.

I Danaè nascono come Band, sono frutto dell' incesto tra casualità e sperimentazione, la cantante Erique afferma di essere amata da Kate Moss e noi non possiamo far altro che crederle, tanta è la follia e lo stile di lei, della sua band e del progetto di comunicazione più geniale e strampalato del 2010 che hanno messo sù tutti quanti insieme.
Tastiera alla mano, Facebook sullo schermo ed ecco che un gruppo di ragazzi adorabilmente invadente si abbandona al fato entrando d' improvviso nelle bacheche di mezza Italia solo per raccorgliene le reazioni in un libro da presentare al MI AMI 2010 a Milano.
Tempo, curiosità e pura passione per ogni tipo di stimolo artistico e per la voglia e la libertà di espressione, ecco di cosa abbondano i Danaè ed ecco di cosa scarseggia gran parte dell' Italia.

Perciò non vi rimane che addentrarvi nel progetto attraverso questa piccola intervista e presentarvi belli svegli al MI AMI venerdì 4 e domenica 6 andando dritti dritti al banchetto dei Danaè, Talking Stuff assicura che non ve ne pentirete.


Ts - Ciao Ragazzi allora, Parlateci più dettagliatamente del progetto. Come è nata l'idea?

D - Questa idea è nata per caso, a dire il vero.
Abbiamo creato una pagina in facebook chiamata “Danaè Net_book” con l’intento di utilizzarla come “blocco per appunti virtuale” sul quale aggiungere nuovi contatti utili alla band o persone con le quali, a prima vista, potevamo sentire affinità.
Man mano che le richieste di amicizia venivano accettate Erique (la nostra cantante) passava sulle varie bacheche a lasciare delle tracce scritte come ringraziamento. Si trattava di frasi prese a caso da alcune nostre nuove canzoni. In particolare le frasi utilizzate sono state 3.
E’ stato sorprendente vedere che molte, moltissime persone hanno iniziato a commentare le nostre parole lanciate come frecce nell’aria senza la ricerca di alcun bersaglio. Sono stati i lettori a prenderle al volo e a rilanciarle.
Le risposte erano di tutti i generi: spiazzanti, originali, dubbiose, scocciate, gentili e, a volte, veri e propri sussurri poetici.
Sono state reazioni, intuizioni inconsapevoli che hanno spinto a dire qualcosa.
A condividere.
Partecipare.
Farsi sentire.
Diversi modi di prendere un messaggio. Diversi caratteri, stili e vite.
Questo gioco fatto di semplici parole si stava trasformando da solo in un vero e proprio esperimento sociale.
Le reazioni sono state cosi’ interessanti da spingerci a raccoglierle all’interno di un libro.

Ts - Complessivamente quindi da cosa sarà composto il libro?

D - Il libro conterra’ le frasi di risposta degli utenti di face book e qualcosa che possa parlare di loro e del loro modo di essere. Abbiamo deciso di dare dello spazio ad ognuno dove poter inserire piccoli racconti, poesie, disegni e fotografie.
Il materiale che ci sta arrivando è bellissimo. In giro c’e’ tanta gente che ha voglia di esprimersi e siamo lieti di contribuire alla diffusione di questa creativita’ con il nostro libro-esperimento.

Ts - La cosa più particolare che vi è accaduta durante l'esperimento di comunicazione?

D - Per esempio ci è capitato di esser stati coinvolti nell’intimita’ di vite private.
La frase “la tua bocca fa male. Lei mi uccidera’” scritta sulla bacheca di un ragazzo ha scatenato l’ira e la gelosia della sua fidanzata la quale ci ha contattati in privato riempiendoci di domande.
Il nostro messaggio ha provocato in lei il sentimento della RABBIA.
“Chi sei?”
“Voglio sapere se è stata la ragazza del gruppo a scrivere quella frase”
“Cosa mi sta nascondendo?”
E’ stato complicato spiegarle il motivo di quelle parole scritte al suo fidanzato. Questa è stata forse la reazione piu’ istintiva e violenta dell’esperimento. Da un inizio carico di gelosia si è passati ad una fase di “confidenza” nella quale lei, dopo avere compreso il senso del nostro gesto, si è aperta raccontandoci la sua paura di essere tradita.

Ts - Quali sono le vostre aspettative verso il pubblico?

D - A dire il vero, non ci siamo fatti grosse aspettative. La cosa non è nata per qualche ragione in particolare. Come ti dicevamo prima è nata per caso, complici i frequentatori di Facebook.
Naturalmente speriamo che il progetto possa piacere, incuriosire e stimolare cosi’ come sta succedendo a noi e a chi ha dato la propria disponibilita’ a pubblicare il proprio materiale all’interno del libro.

Ts - Perchè avete scelto proprio il MIAMI per presentare i frutti del vostro esperimento?

D - Scusateci se rispondiamo anche a questa domanda dicendo che anche in questo ci siamo affidati al caso.
Ma è davvero cosi’.
Avevamo intenzione di partecipare al MIAMI di quest’anno come “espositori” presentandoci con una bancarella, un gazebo, piccoli strumenti ed un amico video-artista per fare dei semplici esperimenti sonori e visivi senza alcuna pretesa. Ci piaceva l’idea che i passanti potessero fermarsi e, se incuriositi, assistere (in cuffia) a improvvisazioni come se fossero all’interno di una casa o di una piccola sala prove.
Un luogo dove incontrarsi insomma, un po’ come succede nel salotto facebookiano.
Da li’ l’idea di proporre il libro (un’anteprima in versione pdf dati i tempi ristretti) in quell’occasione è venuta in modo naturale.

Ts - Voi siete anche una band, raccontateci dei Danaè band e di cosa porterete musicalmente parlando al MIAMI

D - I Danaè fanno musica. Cos’altro dire… Abbiamo all’attivo un album autoprodotto e stiamo lavorando su nuovo materiale. Siamo affamati di nuovi stimoli e l’esperimento su social network fa parte di questa continua ricerca.
Stiamo affrontando una fase molto particolare dopo la recente uscita dal gruppo del nostro batterista che, se inizialmente puo’ avere un po’ destabilizzato la band, ora ha portato il progetto ad essere ancora piu’ curioso e stimolato nella ricerca di nuove sonorita’ attraverso l’ausilio di strumenti elettronici. Tutto questo ci ha aiutati a vivere la musica senza la paura di osare. Per questo parteciperemo al MIAMI. Faremo musica o rumore, senza prove…solo improvvisazione. Che venga bene o male poco importa.
Per noi l’importante è esternare la particolarita’ del momento che stiamo vivendo.



Con voi inauguriamo una domanda fissa che d' ora in poi faremo alla fine di ogni intervista.

Talking question: Se poteste far parlare qualcosa di inanimato a cosa dareste voce?

D - Noi daremmo voce agli specchi.
Se potessero parlare delle facce/espressioni che sono costretti a vedere, il mondo sarebbe meno triste!

www.myspace.com/danaesound
www.facebook.com/danae.netbook

Teenage Fanclub - Shadows


Si lo ammettiamo Talking Stuff segue soprattutto le nuove sonorità ma è consapevole anche del fatto che non sarebbe la stessa cosa oggi per le band indie pop-noise-summer-kiwi-juice-freak-lo-fi se non esistessero band come gli scozzesissimi Teenage Fanclub che sono all' attivo dal 90 e che hanno gettato, quindi, le fondamenta nel loro genere posizionandosi ai primi posti nelle classifiche del regno unito con gli album/gioielli Grand Prix e Songs from Northern Britain.
Prendiamo, almeno per il tempo di un post, distanza da artisti usa e getta e spendiamo due parole per il decimo lavoro sfornato da Norman Blake, Raymond McGinley, Gerard Love e Francis Macdonald che in questo nuovo album sembrano esplorare più che mai le stesse coste assolate frequentate dai BeachBoys ma senza scadere nella bassa definizione o nella psichedelia che regnano sovrane negli ultimi tempi. Suoni puliti, freschi come una passeggiata sulla sabbia, un pop sognante da prima storia d' amore, da primo appuntamento estivo, la leggerezza dei sentimenti semplici esaltata nella pezzo d'apertura Sometimes "I Don't Need To Believe in Anything" e "Baby Lee" che ci aveva già conquistato quando era uscita sul loro MySpace un pò di tempo fà.
E per il loro decimo album i Teenage Fanclub ci fanno anche una graditissima sorpresa inserendo una dolcissima e romantica ballata Piano, archi e voci senza alcuna traccia di chitarre.
Consapevoli del tempo che passa continuano a non deluderci portandosi dietro la stessa quantità di fan dei primi tempi e guadagnandone anche degli altri, qualcuno li accuserebbe di esser stati poco coraggiosi ma a noi piacciono così come sempre rassicuranti come una casa in affitto al mare che anche se frequentata da gente sempre diversa e a volte poco raccomandabile sai che rimarrà sempre tua.

mercoledì 2 giugno 2010

Interview: Everything Everything



Dopo essere passati sotto il radar di NME gli Everything Everything si preparano a salpare per i festival estivi. In uno dei loro rari momenti di relax la band di Manchester ha risposto ad alcune domande e curiosità.

Ts-Raccontateci qualcosa sulla genesi della band, come è nato il progetto?

Ee-Siamo nati a Manchester nel settembre del 2007 grazie all' enorme collezione di amici raccolta da Jonathan attraverso la scuola e l'università, solamente in un secondo momento si è unito al gruppo un chitarrista che, pur non essendo nostro amico, avevamo ammirato moltissimo. Volevamo da subito suonare qualcosa di eccitante e con dei suoni nuovi e che non fossero fini a se stessi.

Ts- Siete nati ben 3 anni fa quindi, cos'è cambiato da allora?

Ee-Innanzitutto come ti dicevo è cambiata la line-up.Abbiamo un nuovo chitarrista, Alex, che si è unito al gruppo otto indaffaratissimi mesi fa. Siamo contenti che per adesso le cose reggano; dobbiamo però imparare ancora a suonare insieme nel modo migliore, a migliorare le performance live e a creare il giusto interesse attorno al progetto.

Ts-Siete soddisfatti di questo successo, seppur un po' tardivo?

Ee-Assolutamente si, ma non vogliamo che sia una cosa passeggera; niente successi momentanei. La musica deve essere un qualcosa di spontaneo, priva di qualsiasi vincolo ed è così che vogliamo essere, liberi. Ora come ora c'è un sacco di attesa attorno a noi, ma siamo pronti per questa sfida.


Ts-Leggendo il vostro Myspace mi ha incuriosito parecchio la frase "Non ci siamo mai sentiti a nostro agio con la definizione indie". Come mai? Ammetto che sono il primo a ripudiare la catalogazione di cose e persone, ma questa frase mi ha attirato la mia attenzione.

Ee-In Inghiliterra un etichetta del genere non significa nulla. Insomma, il termine si porta dietro diverse caratteristiche, ma ha poco a che fare con la musica; è più inerente alla moda o ad un modo "cool" di vendere prodotti a studenti che vogliono acquistare qualcosa che faccia parte dell'idea finta e romantica del "glamourous indie rock n roll".

Ts-A cosa leghereste quindi il termine "indie"?

Ee-Indie veniva usato per indicare quelle band eccentriche, radicali e iconoclastiche che negli anni 80 svolgevano la loro carriera al di sotto dei radar, non vendevano molto e non si invischiavano con il gioco del mainstream, nonostante questo rimanevano gli idoli del loro fans. Negli anni 90, quando eravamo bambini, è tutto cambiato muovendosi verso la larga distribuzione, questo per gente come noi è stata una manna dal cielo; ma adesso, nel nuovo millennio, il termine indie viene usato in modo ignorante per indicare qualsiasi uomo bianco con una chitarra, è una strategia di marketing e non più una sotto cultura. Noi amiamo le band che possono essere catalogate come indie (The Smiths, Pavement etc.) tanto quando amiamo l'idea che originariamente era dietro tutto questo, adesso il termine è stato sporcato e confuso, per questo non vogliamo averne niente a che fare.

Sex and the City 2


Sex and the City 2 è brutto.
Se il primo episodio aveva stabilito un nuovo standard nel rapporto noia-bruttezza questo secondo avvento spazzerà via qualsiasi ricordo di quelle due ore passate in sala sostituendolo con uno ancora peggiore.
Il film è riassumibile in pochi ed essenziali punti:
-Carrie e Big,novelli sposi, cominciano a sentire addosso la pesantezza del matrimonio: lei vorrebbe indirizzare la coppia verso una vita di red carpet e feste private, mentre lui preferirebbe passare le sere sdraiato sul divano a vedere la tv, cosa del tutto sensata dato che l'unica persona che fa un lavoro reale che non si limiti a riversare le proprie frustrazioni su carta è il povero marito.
-Charlotte è gelosa della baby-sitter colpevole di avere un seno prosperoso e di non portare reggiseni così da eccitare sessualmente non solo il marito, ma anche uno dei due figli che, in una sequenza mozza fiato, si prodiga in un simil miss maglietta bagnata.
-Miranda, l'unica che forse lavora davvero, non riesce ad ambientarsi nel suo nuovo studio. Tutto qui, si nessuna battuta sarcastica. Miranda lavora.
-Samantha dall'altro dei suoi 52 anni si rifiuta di appendere il condom al chiodo e, alle prese con la menopausa, ci ammorba ricordandoci o quanto è figa o quanti ormoni prende per essere così figa.
Per necessità di copione campate in aria le quattro partono per gli Emirati Arabi decretando così la morte del film. Samantha che urla in una piazza-mercato "Io faccio sesso!!", Carrie che bacia il primo ex di turno (tutti ad Abu Dhabi eh!) e scene di confronto tra la situazione della donna in Europa e nel Medio Oriente che si risolvono in barzellette poco divertenti regalano attimi di tristezza e un leggero formicolio al cuore. Tranquilli però, siamo lontani dai fasti del primo film dove attacchi di diarrea improvvisi portavano il sorriso sul volto dello spettatore e lo shopping sembrava la spesa al discount; tralasciando quindi i circa 180 marchi accampati per tutto il film questo Sex and the City 2 è la prova di come un franchise morto non debba essere riesumato per nessun motivo, pena: la morte del buon gusto.

The Black Keys - Brothers


Ci sono quelle band che ottengono tutto e subito, producono il primo album-bomba ma tracciano immediatamente i propri limiti, i Black Keys sono qui per dire basta a queste band loro hanno fatto un' intero percorso cullandosi tra side-project e album solisti hanno fatto proprie tantissime sonorità che abbiamo sentito svilupparsi all' interno di questi cinque album ed ora siamo qui ad ascoltare la loro sesta opera e siamo più sorpresi che mai.
Brothers, il nuovo lavoro di Dan Auerbach e Patrick Carney viene direttamente dalle viscere nere dei due, l' ingrediente base è quello di sempre un Blues che graffia con disperata dolcezza, questo però si incastra perfettamente con il funk-saltarello, che dona ritmo e scorrevolezza all' album, e con il soul che bagna il tutto con una cascata di lacrime acide che scivolano lentamente sui sixsties.
Le saghe prima o poi finiscono ma con i Black Keys non vediamo nessun punto di arrivo le capacità sono tantissime e i progressi che fanno lungo il loro cammino musicale sono sempre migliori, quindi dopo averci viziato in tal modo non possiamo che aspettarci un settimo album ancora migliore dell'ultimo.
Tighten Up vince il premio come pezzo più trascinante dell' album, ha letteralmente stregato Talking Stuff e non solo.


TOP5 Week's Best Stuff #8

Manca poco all'uscita dell'album, intanto la band copertina di NME ci delizia con un nuovo singolo.
Ecco il secondo singolo del nuovo album "Total Life Forever" accompagnato da un video dai toni vividi unti e massicci.
Talking Stuff li ama alla follia ed è rimasto pienamente soddisfatto del video.
Ad accompagnare il pezzo un video perfetto per la stagione a cui andiamo incontro.
Video psichedelico per i ragazzi del club della cappella.

mercoledì 26 maggio 2010

Sleigh Bells - Treats


Li dove nessuno ha mai osato, lì dove nessuno si è mai avventurato, li dove il rumore si mescola alla melodia creando esplosioni sonore, ecco lì è riuscito ad arrivare Treats l' album di debutto degli Sleigh Bells prodotto dalla casa discografica di M.I.A. la N.E.E.T. Recordings che devo dire ci piace sempre di più.
Sinceramente non sò se abbiano un senso le cose che sto per dire ma credo che la cover del disco esprima al meglio la musica della band, mi spiego meglio, ascoltando il disco ci si accorge che è scandito interamente da tempi sui quali si potrebbero davvero costruire coreografie da cheerleader ma a questo si contrappone il rumore massiccio delle distorsioni del chitarrista che sporcano tutto rendendo irriconoscibili i connotati delle cheerleader che diventano improvvisamente marionette nel teatro Noise-Hip(ogni tanto)Pop del fantastico duo.
Oh la verità è questa, hanno prodotto un Hardcore massiccio nel quale sono presenti melodie leggibilissime, sul quale si riesce a ballare e sono riconoscibili addirittura schiocchi di dita e tamburelli in sottofondo, ma a chi è mai venuto in mente? o quantomeno chi mai c'è riuscito così bene al primo colpo?
Io però devo ammettere che è un album che spinge all' autolesionismo, te lo spari nelle orecchie e senti che le cuffie non ce la faranno a reggere ma tu alzi sempre di più perchè c'è Alexis che stà lì persa in mezzo a questa tempesta di chitarracce e bassi (più distorte di Doe Deer)ma che riesce comunque a cantare piacevolmente senza urlare troppo così ti arrapi e non ne hai mai abbastanza di Treats fin quando perdi l'uso dell' udito ma sai che in fondo ne è valsa la pena.
Potrebbe essere la solita moda del momento, potrebbe essere un disco importante del 2010, potrebbe essere qualsiasi cosa ma vi assicuriamo che qui la bomba è esplosa e l' abbiamo sentita di brutto.